Ventiquattro ettari di natura incontaminata. Ulivi, prati, macchia mediterranea. La natura nel suo spontaneo divenire. Nessun orario, nessun cartello: si va dove porta lo sguardo, circondati da infinite tonalità di verde.
Immergiti nella culla della biodiversità pugliese, circondato da una flora unica al mondo, farfalle, libellule, bombi. Ogni mese ha la sua flora: a Marzo l'asfodelo, che in Omero copriva i prati dell'Ade; ad Aprile la ferula, con ombrelle gialle più alte di una persona, e nel prato almeno cinque orchidee selvatiche, tra cui le sensuali ofridi, che imitano un insetto per farsi impollinare; a Maggio la carota selvatica e il gelso... Qui fiorisce la rarissima Ophrys celiensis, l'orchidea Cegliese.


































Il calendario giapponese divide l'anno in settantadue stagioni di cinque giorni, ognuna col nome di una piccola cosa che succede: «i bachi da seta mangiano il gelso». Nicola ha cominciato a scrivere quello della masseria, guardando il parco giorno per giorno.

Nel 1967 Richard Long camminò avanti e indietro su un prato inglese finché l’erba non disegnò una linea; la fotografò, e l’erba si rialzò. Qui si lavora con lo stesso spirito, con quello che il parco offre: una spirale tagliata nell’erba secca, un fiore della vita in pietre bianche, larghi come una casa. Durano finché il prato li tiene; poi il prato se li riprende.
Luoghi della Masseria LoJazzo →
Italo Calvino chiamò il suo signor Palomar come il telescopio, ma poi lo fece chinare per guardare le cose da vicino: un prato, un'ombra, la pancia di un geco. Guardare vicino con precisione astronomica: è l'Arte di Notare. Qui di giorno la si esercita sulle orchidee e sulle pietre; di notte, invece, nella sontuosa oscurità dello Jazzo, si fa il contrario. (Notare nella foto la stella cadente).
Buio →

Un circuito sterrato di 4 km, e a tre chilometri passa la Ciclovia dell'Acquedotto.
In bici →dove nascono orchidee.
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