MASSERIA LOJAZZO.
Una specchia messapica nella macchia, vista dall’alto
Archeologia

La ricerca delle specchie.

Le specchie sono misteriose strutture di 2500 anni fa. Nello Jazzo ce ne sono molte, nascoste nella vegetazione. Sei come un archeologo in una terra inesplorata: riuscirai a trovarle?

La prima riga.

Un mistero archeologico: questo sono le specchie. Erano postazioni di vedetta? Tombe? Un modo per disegnare il paesaggio? Repliche di costellazioni? Siti per pastori? Quel che è certo è che furono create a secco migliaia di anni fa e poi abbandonate alla macchia, che le ha coperte.
Il territorio è un palinsesto: una pergamena scritta, raschiata, riscritta, dove le righe più antiche affiorano sotto le nuove. Qui la pergamena è il calcare. La prima riga sono le specchie, scritte con la sua stessa pietra. Poi sono venuti il tratturo della transumanza, lo jazzo per le greggi, i trulli, la masseria, la corte a forma di cuore. In questo romanzo scritto dalla Storia, cercare una specchia è leggere la riga più antica.

Dall’alto: il sentiero, la macchia e una specchia nascosta
Esplorare

Cambiare rotta.

Le specchie giacciono nel territorio della Masseria. Dal sentiero che lo percorre, però, non si fanno vedere. Bisogna uscire di qualche passo, fermarsi, scrutare. Talvolta, nel caos armonico della natura s'intravede la precisione di un manufatto umano. Pietre troppo regolari per essere un caso. Ecco: sono le specchie. A piedi, o in bici, uscite dal sentiero tracciato e scopritele.

Una specchia a mezzaluna, vista dall’alto
Architettura vernacolare

La tecnologia dei trulli, prima dei trulli.

Di fatto, le specchie sono soltanto pietre posate una sull’altra senza nulla che le leghi. Eppure sono ancora lì. Molti secoli dopo, chi ha costruito i trulli ha ripetuto lo stesso gesto. Millenni di simbiosi con la roccia.

Le ipotesi.

Il nome viene dal latino specula, posto di vedetta, e la prima ipotesi è questa: torri di avvistamento, in vista l’una dell’altra. Negli anni '70 lo studioso Giovanni Neglia notò che intorno a Oria e a Ceglie le specchie formano anelli, e vi lesse una difesa in più oltre le mura delle città. Altre erano tombe: in Puglia molti piccoli tumuli dell’età del Bronzo e del Ferro custodivano sepolture. Tommaso Crudele, in uno studio del 1950 sulle specchie di Terra d’Otranto, ricordava che gli agrimensori romani usavano i cumuli di pietre come termini di confine. Più tardi i pastori ne fecero un riparo. E c’è chi ci vede un modo di disegnare il paesaggio, o le costellazioni riportate a terra. Chi le vive qui sceglie un'interpretazione, o ne inventa un’altra: è una ricerca aperta, condivisa, ma anche uno strumento per lasciare correre l'immaginazione.

La quercia, la macchia
Attorno

Una terra messapica.

Lojazzo sta dentro una terra che i Messapi hanno abitato per secoli, e che ne custodisce ancora le testimonianze. A pochi passi dalla masseria, il Paretone, un tratto delle loro mura a secco. A quattro chilometri Ceglie, che si chiamava Kailìa: restano tratti delle sue quattro cerchie di mura, e nessun altro territorio ha restituito tante iscrizioni messapiche, più di trenta. Poco più in là Oria, Manduria con le sue mura, Egnazia sul mare. Uscire dal recinto vuol dire andarli a trovare.

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Dimora

tra le specchie.

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