Una settimana d'inverno, per otto persone al massimo. Di giorno si alza un muro a secco con un maestro della zona e si arrampica in gravina con una guida; la sera si racconta intorno al fuoco; la notte si dorme nelle stanze della masseria.
Un trullo sta su senza malta, e d'estate fa fresco: è una soluzione tecnica. Lo stesso sapere tiene in piedi i muri a secco che dividono questi campi — l'UNESCO l'ha iscritto nel 2018 tra i patrimoni immateriali dell'umanità. Per una settimana lo si impara con le mani. Alla fine, nel terreno, c'è un tratto di muro che prima non c'era: l'hai posato tu.
Nel pomeriggio, un giro del terreno: i muri, la corte, le specchie — che non si toccano. Ognuno sceglie un posto nella macchia da ritrovare ogni giorno. La sera, il primo fuoco.
Con un maestro muratore a secco della zona: come si legge una pietra, come si sceglie, come si posa perché stia su da sola. Si comincia un tratto di muro.
Tutto il giorno sul cantiere, pietra dopo pietra. Al tramonto si misura quanto è salito.
Niente in programma. Ceglie a piedi, un'ora; il mare, a mezz'ora; o dormire fino a tardi.
In gravina, con una guida: una falesia facile, pensata per chi non ha mai arrampicato. Si legge la roccia come si leggeva il muro.
Una mattina senza parole, ognuno nel suo posto nella macchia. Al tramonto il cielo; la sera, al fuoco, ognuno racconta una storia, e chi vive qui racconta quella del posto.
Colazione, un ultimo giro al muro finito, e via entro le tre.

Si dorme nelle quattro stanze della masseria: il panorama di Demetra, il camino di Berenice, il lucernario di Zefiro per le stelle. Colazione e cena ogni giorno, con la cucina di qui: semplice, calda, abbondante.
scarponi, guanti da lavoro, vestiti caldi, una frontale
Non serve esperienza, né di muri né di roccia: serve voglia di usare le mani.
Date su richiesta, per un gruppo intero o per singoli.