Storia.

18 anni di fantasia, estro, teatro, poesia, sperimentazioni, spensieratezza.

Non c’era Facebook. Non c’erano le Reti Neurali. Solo due anni prima erano cadute le Torri. Il 2003 fu l’anno il cui la Masseria LoJazzo tornò a vivere, dopo decenni di silenzio e abbandono. Era un luogo rurale, diventò un gioiello culturale insolito, per certi versi assurdo, collocato com’era alla fine del mondo. Eppure, quell’anomalia pareva qualcosa di desiderato, e da tempo ricercato, da persone che non s’accontentavano dei sentieri ormai dati dallo spirito di quei tempi. E più il pubblico rispondeva, più MLJ prendeva vita, e osava, mescolando mondi opposti, sperimentando, portando nel selvaggio nulla l’urlo entusiasta del contemporaneo, il vento del nuovo, il pensiero laterale, prendendo per scelta le parti della nicchia. MLJ sorprendeva perché non si preoccupava di soddisfare, ma cercava e cercava. Così fu per 16 estati. Poi nel 2018 Nicola e Domenica si fermarono a riflettere. Capirono che quel luogo meritava una nuova devozione. Siamo transitori, a questo mondo. Decisero di rinnovare MLJ per poterne proteggere l’autenticità e la delicatezza. Si fa presto a dire che la pietra è eterna. Ma non c’è nulla che il moderno non può annichilire. MLJ oggi è il risultato di un gesto d’amore e di vita. Di apertura e attenzione. Sapere percepire la durata del tempo. Prendere le parti della lentezza. Rendere grazia alla fragilità della natura. Questi sono i principi, semplici e al contempo articolati, che hanno portato MLJ qui, dove ora stai leggendo.

Locandine 2018-2005.

Ricordi.

Masseria lo Jazzo
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